Allora ragazzi un po' per volta!
Se sono stato di aiuto a qualcuno mi fa molto piacere.
Direi di lasciare perdere il comp. almeno qui e ci concentriamo sull'eq ok?
Dato per assodato cosa sia un eq. e all'incirca i tipi e il funzionamento possiamo vedere un po' piu' nello specifico.
Per capire se gli interventi che stiamo facendo sono ok o stiamo degenerando c'e' un modo efficacissimo: ogni tanto bypassiamo (on/off sui plug in ad esempio) l'eq. Questo perche' il nostro orecchio tende ad abituarsi abbastanza in fretta a timbri e sonorita' nuovi, in un certo senso si assuefa' e non distingue piu' le differenze.
Molte volte infatt "smanettiamo" per interminabili minuti su una track, quando la risentiamo dopo la pausa caffe' inorridiamo! Poi consigliere sempre pochi interventi e mirati. Partiamo dal presupposto che l'eq. e' uno strumento il piu' delle volte correttivo, un eq. non fa un suono (salvo rari casi di intervento creativo esasperato...), ma ne smussa gli eventuali difetti o mette in risalto cio' che di molto buono c'e' in qul dato suono.
Come lavorare con un eq...
Devo dire che a livello di approccio il live e lo studio sono due situazioni un po' diferenti, nel live di solito gli interventi possono essere un po' piu' decisi, invasivi e comunque piu' rapidi immediati. Si cerca di capire subito su che freq. o range vogliamo lavorare e si intervinete piuttosto con decisione, un bel 3 dB diciamo...poi magari dopo si rivaluta un po' il gain sia esso sottrattivo o addittivo.
Questo perche' un P.A. non e' un impianto di monitoraggio in una control room bella trattata, quindi non c'e' molto tempo per i fronzoli
In studio comunque l'approccio e' simile, nel senso che bisogna capire da subito dove vogliamo andare a lavorare, ma con molto piu' tempo e tranquillita' a disosizione. Nulla e' piu' sbagliato che andare a alzare o abbassare a caso fino a che non esce qualche cosa, dfficilmente puoi controllare con il cervello quello che vuoi ottenere in quel modo...
Quindi se una cassa ad esempio tende a essere troppo profonda, grossa e invadente (beh magari fosse sempre quello il problema e non il contrario

) sappiamo gia' che in basso vogliamo togliere un po' di rombombo. Uno shelf di - 3 dB intorno ai 80-100 Hz potrebbe fare al caso nostro e magari un bel taglio low cut a 35 -40 HZ.
Se suona un po' "cartocciosa" un parametrico puntato a 400 Hz con una campana generosa puo' andare bene (x favore non sottilizziamo sulle freq.,che sono esempi comunqe abbastanza realistici credo...

).
Il basso: Anche qui' doddiamo sapere cosa vogliamo ottenere, rispettando sempre lo strumento e il musicista.
Insomma se dovessi fare lo sting ray di Flea (dei RHCP...niente amale eh...) non andrei a "rompere le scatole" alle medio alte, perche' quell'attacco funky e deciso, un po' slappato e tipico del suo sono, anzi magari verso i 3000 Hz un qualche cosina potrei aumentare (pero' occhio verso i 3000 Hz ci stanno anche molte voci e brass....).
Un fretless bello morbido e pastoso avrebbe piu' bisogno di rotondita' tra i 130 e i 200 Hz ad esempio (sempre con le molle mi raccomando...non vogliono essere regole) .
Quindi esaminare che suono abbiamo a disposizione, deciderne i punti deboli e di forza , individuare freq. e range e decidere gli interventi che a questo punto dovranno essere mirati e consapevoli!
Credo sia un buon consiglio per cominciare a usare l'eq.
Certo alcune volte la cosa si riduce in tagli low cut o higth cut abbastanza "comandati". Volgio dire un H H si puo' tagliare con un low cut anche molto alto che non succede nulla, anzi leveremo qualche possibile rumoraccio di mic o vento o che so io...
CIAO