Eeh . . .QUESTA MILANO DA BERE ! . . . . . mi sa che alla fine si sta bevendo il cervello a furia di pensare solo ai soldi (business).
I locali ci sono (e sono molti) ma si stanno sempre di meno rivolgendo ai gruppi "live" (soprattutto quelli numerosi) .
Al gestore medio milanese non frega niente della qualità della musica (so peraltro, da amici, che nel cagliaritano c'è un movimento musicale niente male) basta che il locale si riempia.
Così, molti fanno suonare "ensembles" di due musicisti, che vanno in "acustico" o con mini-disk.
Oppure chiamano il Dj di turno, che da solo e con molta meno spesa (e spazio) fa ballare la gente.
A quest'ultimo riguardo, è sempre maggiore la tendenza dei locali a destinare le serate di venerdì sabato e domenica alla musica "che va adesso": si tratti di Ligabue, o Ramazzotti, tutto fa brodo purchè la gente "riempia & consumi".
Per la musica cd. "d'ascolto" (quella che non fa ballare) oramai la regola è il giorno infrasettimanale.
C'è anche molto "metal" (con alcuni gruppi davvero bravi), ma questo probabilmente è dovuto al fatto che questo genere è supportato da un buon numero di giovani, che hanno molto tempo a disposizione per girare i locali di sera (a differenza dei quarantenni come me, sposato e con una figlia di undici anni che considera la mia musica come io consideravo quella ascoltata dai miei nonni

).
In effetti, a mio parere, molti di noi "vegliardi" scontano un gap generazionale, ma ciò non toglie che il malumore si avverta anche tra i "giovani".
Siamo spesso portati a considerare che le nuove generazioni non capiscano nulla di musica.
Non è del tutto vero.
Molti ragazzi che suonano, inclusi i metallari, da me conosciuti estemporaneamente nelle sale prove, si sono rivelati sorprendentemente preparati anche sul vecchio buon rock ed altri generi musicali, che conoscono ed apprezzano per un fatto di "cultura", pur non considerandoli come un riferimento per il genere da suonare .
In molti di questi ragazzi ho visto una voglia di ricercare, di sperimentare e soprattutto di creare che, onestamente, non sospettavo.
Eppure anche loro, in questo, si scontrano con le ovvie difficoltà dettate dal "mercato".
Viceversa, in molti miei amici "coetanei" ho riscontrato un "impigrimento" e nello stesso tempo una strana frenesia (ma io direi "paranoia") di finalizzare qualunque iniziativa musicale solo ed esclusivamente all'uscita nei locali, in tempi rapidissimi.
Per fare un esempio, recentemente è fallito miseramente un tentativo di costituire un gruppo musicale con amici di vecchia data, proprio a causa di questa paranoia.
Alle mie osservazioni, mi sentivo rispondere con frasi del tipo: le prove? che le facciamo a fare? . . .rompono i "callonis" e basta. Si fa la lista dei pezzi e ciascuno se li prepara a casa. Quando ci sarà la serata, ci si troverà prima, una o due volte in saletta, per assemblare il tutto.
Oppure:
che andiamo in saletta a fare, se non c'è il cantante? Se manca il cantante il gruppo "non tira" e quindi è inutile anche solo partire.
Od ancora:
"la cantante donna, se ha "presenza" (tradotto: se è . . .

) anche se non è bravissima è meglio di un cantante maschio, perchè attira di più la gente (. . . squallido

)
Di fare musica propria, ovviamente, non se ne parla nemmeno (". . . i locali non ci fanno suonare". " . . . ci vuole troppo tempo ad assemblarli".) ma poi, contraddizione in termini, i "vecchietti" non sanno sfuggire alla tentazione di proporre cover "impegnate" su generi che comunque rischiano di essere poco cg.ti dai gestori dei locali (e qui ti tirano fuori discorsi della serie ". . .dobbiamo trovare situazioni
di nicchia . . .

) .
In sostanza, sti' vecchietti (come me) sono malati della "sindrome da stage": o si va subito nei locali o non si parte neppure.
La giustificazione è sempre la stessa: ". . .sai, ho la famiglia, il lavoro, non ho più molto tempo come una volta, e così via.
I "capri espiatori" classici, poi, sono le povere mogli (". . . sai, mia moglie . . .uscire la sera . . .) le quali, ben lungi dal "vietare" qualcosa ai mariti, magari sarebbero anche contente di condividere la soddisfazione di un compagno che suona (e che le fa uscire un po' di più la sera

).
Personalmente, ho sempre pensato che fare un gruppo musicale è innanzitutto una meravigliosa esperienza umana: l'incontro di persone che comunicano fra loro, e con gli altri, attraverso il linguaggio delle note e dei ritmi.
Spariscono tutte le differenze (sociali, culturali, religiose, di sesso e chi più ne ha più ne metta) ma conta solo quello che ciascuno fa sul proprio strumento.
A mio parere, il gruppo dovrebbe essere innanzitutto vissuto come un'occasione per fare musica insieme, anche in una cantina, anche se poi, ovviamente, è bellissimo trasferire questa esperienza sui palchi (al riguardo: meglio trenta persone coinvolte che 300 che non ti cg.no!).
Il discorso di preparare il tutto a casa, per poi "assemblarlo" in due prove, può andare bene per una jam session estemporanea, ma riferito ad un progetto musicale stabile mi pare tanto una "fabbrica di transistor giapponesi" .
Capisco anche che alla nostra "veneranda" età il tempo sia quello che sia.
E tuttavia, considerando che molti miei coetanei, anche musicisti, spendono molto del loro tempo libero in svariati hobbies (la pesca, le partite di calcio ecc.) non capisco il perche di questa "ostilità" al dedicare tempo per suonare (nonostante i pubblici proclami di "amore" per la musica

)
Fare un gruppo musicale di qualsiasi genere, secondo me, richiede comunque un impegno serio, anche in termini di tempo (da dedicare anche alla reciproca conoscenza).
In sostanza, il gruppo dovrebbe essere, più che una fabbrica di "assemblaggio brani", anche un'occasione per essere amici.